domenica 16 febbraio 2014

La Dea Madre



Perché io sono colei che è prima e ultima
Io sono colei che è venerata e disprezzata,
Io sono colei che è prostituta e santa,
Io sono sposa e vergine,
Io sono madre e figlia,
Io sono le braccia di mia madre,
Io sono sterile, eppure sono numerosi i miei figli,
Io sono donna sposata e nubile,
Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,
Io sono colei che consola dei dolori del parto.
Io sono sposa e sposo,
E il mio uomo nutrì la mia fertilità,
Io sono Madre di mio padre,
Io sono sorella di mio marito,
Ed egli è il figlio che ho respinto.
Rispettatemi sempre,
Poiché io sono colei che da Scandalo e colei che Santifica.

Inno a Iside, Rinvenuto a Nag Hammadi, Egitto; Risalente al III-IV secolo a.C.:

Freyr e Freya, le divinità che reggono il primo Aett, sono i principali fra gli dei Vani, legati al culto della Dea Madre nel periodo che precedette l'invasione Indoeuropea. Sono fratello e sorella e questo è un probabile riferimento al fatto che anticamente erano una divinità unica, androgina ed ermafrodita, qualità che venivano attribuite anche alla Dea.
E' ormai diffusamente accertato che il sistema teologico e l'impianto mitologico del paganesimo è originario delle popolazioni indoeuropee e si diffuse parallelamente alla loro espansione dal IV-III millennio a.C. in poi. La primitiva religiosità del paleolitico e del neolitico, legata al culto della Dea Madre, ha comunque influenzato il sistema teologico dei popoli nomadi e guerrieri che a ondate successive si sono stabiliti nell'Europa antica, migrando da varie zone dell'Asia centrale.
I miti e le leggende a noi pervenuti sono uno strumento fondamentale per comprendere in che modo sia avvenuta una fusione tra queste due civiltà, l' una agricola e matriarcale, l'altra nomade e guerriera, caratterizzate da profonde differenze sociali e culturali ma tutto sommato complementari l'una all'altra. L'incontro-scontro tra le due popolazioni è ben rappresentato nella leggendaria guerra tra gli dei nordici Asi e Vani, di cui parleremo diffusamente nel corso dei prossimi capitoli.
Erich Neumann, allievo di Jung, spiega che, nel comprendere e descrivere la struttura dell'archetipo del femminile, e più specificatamente della Grande Madre, è fondamentale la "psicologia morfologica comparativa" ossia lo studio della storia delle religioni, dell'etnologia, dell'archeologia e della preistoria, per interpretare correttamente i singoli simboli che compongono l'archetipo e che prendono forma nell'inconscio collettivo, sviluppandosi in motivi mitologici rituali.
Vi sono una serie di concetti che è importante conoscere e comprendere a fondo prima di avventurarsi nel mondo delle Rune, poiché in quanto segni di un alfabeto nordico, esse riflettono le origini, la storia, la vita dei popoli nordeuropei, le loro credenze, la loro visione del mondo.
Anche Rudolf Steiner sottolineò più volte l'importanza dei miti e delle leggende nel processo evolutivo dell'individuo dalla nascita all'età adulta:
"Bisogna sempre ricorrere alle leggende per comprendere le tappe significative dell'evoluzione: le verità che esse contengono sono più profonde di quelle che ci sono state trasmesse dalla storia" .
Secondo Jung il mito è la proiezione di meccanismi psicologici centrali nella vita dell'essere umano e ribadisce che in tutte le leggende delle varie culture dell'umanità troviamo riportate con precisione le tappe del processo di sviluppo filogenetico dell'Io. L'Uroboros, la Grande Madre, il Combattimento con il Drago, sono le varie modalità archetipiche, ossia innate, con cui la psiche da migliaia di anni si rappresenta le varie fasi di sviluppo della coscienza. L'archetipo è composto da una serie illimitata di forme, immagini, simboli e concetti che si combinano tra di loro, si intersecano, si amalgamano e contribuiscono alla creazione del mito.

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