domenica 23 febbraio 2014

M-Come Magia

Introduzione:
Termine in uso dal IV secolo a.C. e derivato dal nome degli antichi sacerdoti persiani, i magi, che praticavano forme di divinazione ed esorcismo ispirate alla tradizione zoroastriana. Una sua definizione univoca e una spiegazione della diffusione geografica e della costante presenza nella storia del fenomeno sono abbastanza ardue, perché bisognerebbe considerare le strette relazioni che la magia ha intrattenuto con la religione, con la filosofia, con la scienza. Un'ulteriore difficoltà risiede nel fatto che i fenomeni che vengono ricondotti sotto l'etichetta di magia, sono magici soltanto per chi li osserva dall'esterno, e non nella cultura in cui sono inseriti. Tuttavia, si può definire la magia come l'insieme di pratiche (tra cui la divinazione, l'alchimia, l'occultismo, lo spiritismo, la stregoneria) rivolte a influenzare il corso degli eventi o ad acquisire conoscenza. La magia pertanto non sarebbe una semplice tappa dell'evoluzione del pensiero umano (scientifico o religioso o filosofico), né una pseudoscienza, ma una visione del mondo: quindi un sistema, riuscito o meno, di organizzazione della realtà.

Le Pratiche Magiche:
Credenze e pratiche magiche esistevano fin dall'antichità nella maggior parte delle culture e in molte permangono tuttora in varie forme, tra cui la predizione del futuro, la comunicazione con i morti, l'astrologia e la credenza nei numeri fortunati e nel malocchio.
Nelle società meno avanzate, la magia è alla base di ogni conoscenza o pratica medica e scientifica, ma anche la chimica, la fisica, l'astronomia moderne traggono la loro origine da tradizioni originariamente magiche quali, rispettivamente, l'alchimia medievale e l'astrologia.
Convenzionalmente si distingue la magia tra una magia bianca, benefica, e una magia nera, malefica, anche se il confine è sfumato: la magia bianca è utilizzata per guarire o respingere gli effetti della magia nera; quella nera è invocata per arrecare danno agli altri, o addirittura per uccidere.
Le pratiche magiche possono essere raggruppate in quattro categorie. Nella cosiddetta magia simpatetica, l'effetto è perseguito tramite la rappresentazione simbolica dell'atto desiderato e l'uso di oggetti associati. Ad esempio, si colpisce un nemico menzionandone il nome in una formula magica, bruciandone unghie o capelli, o trafiggendone l'immagine. Allo stesso modo, si acquisiscono le forze o capacità di un animale utilizzando utensili fabbricati con i suoi resti o mangiandolo, concezione, quest'ultima, sulla quale secondo alcuni si fonderebbe il cannibalismo. Nella divinazione, invece, la conoscenza segreta è acquisita grazie ai presagi (interpretazione di vaticini o prodigi), all'estrazione a sorte, all'astrologia (interpretazione delle posizioni e congiunzioni astrali) e alle espressioni verbali di persone quali oracoli o medium in stato di trance. Alla terza forma di pratica magica, la taumaturgia o capacità di operare miracoli, appartengono l'alchimia e la stregoneria. Quarta forma di magia è l'incantesimo, che agisce tramite la ripetizione di formule magiche o di versi contenenti i nomi di esseri sovrannaturali o delle persone da aiutare o colpire. Di solito i riti magici sono una combinazione di queste diverse forme.
La Stregoneria
Insieme di pratiche tese a influire sul reale facendo ricorso a poteri magici e mediante l'evocazione di forze soprannaturali. Spesso il termine equivale a magia, ma assume significati diversi a seconda dei contesti storici e culturali.
Mentre presso alcuni popoli la stregoneria è praticata dallo stregone o dallo sciamano al servizio della comunità (per guarire le malattie, intervenire sui fenomeni atmosferici o fare da tramite con il divino), nel mondo occidentale il termine viene usato perlopiù in senso negativo, a indicare la magia nera, impiegata per recare danno alle persone o per forzarne la volontà.

LA STREGONERIA NEL MONDO OCCIDENTALE

Le origini:
L'origine etimologica del termine viene individuata nel latino strinx, un uccello rapace notturno cui si attribuivano poteri malefici. Numerosi furono gli accenni alla stregoneria già nell'antichità, dal Codice di Hammurabi all'Antico Testamento, alla letteratura greca e romana. Anche le tradizioni dell'Europa settentrionale riferiscono spesso di individui accusati di compiere malefici tramite filtri e incantesimi, e addirittura di cibarsi di neonati. È stato riconosciuto un legame tra affermarsi di pratiche di stregoneria e decadenza di antiche divinità e culti, soppiantati da credenze religiose nuove o importate da popoli conquistatori. La divinità vecchia si trasforma in entità negativa, in aperto conflitto con le forze magiche dominanti. Questa fenomenologia pare ricorrente in tutta la storia della stregoneria, anche in tempi moderni.

Il Medioevo:Nel Medioevo la credenza nella stregoneria era diffusa in tutta Europa; sorretta da leggende e superstizioni popolari, si accompagnava a riti pagani, talvolta rielaborati alla luce del cristianesimo, e a pratiche magiche che facevano ricorso a erbe medicamentose e psicotrope. Malgrado le leggi li proibissero, tali riti erano molto radicati soprattutto nelle campagne; i casi di repressione severa furono comunque piuttosto rari fino al XII secolo.
Le cose cambiarono verso la fine del XIII secolo, quando si cominciò a considerare la stregoneria come opera del diavolo e si diffuse la credenza nel sabba, riunione periodica di streghe e stregoni caratterizzata da riti orgiastici, omicidi rituali e atti d'adorazione di Satana. Verso la metà del secolo successivo si arrivò a identificare la stregoneria con una forma di eresia, della quale avrebbe dunque dovuto occuparsi l'Inquisizione.
I processi alle streghe:
La repressione si fece più dura durante il XV secolo, con l'approvazione di una specifica bolla pontificia nel 1484. I processi si susseguirono per oltre due secoli, aumentando di numero e di frequenza durante il periodo di diffusione della Riforma, e si estesero anche ai paesi protestanti e all'America.
Gli studiosi hanno messo in luce come la persecuzione delle (supposte) forme di stregoneria potesse essere di volta in volta originata da diverse motivazioni. Se da un lato certamente la Chiesa temeva il distacco dal suo corpo di correnti eretiche, dall'altro i processi avevano spesso ragioni economiche, dato che la condanna per stregoneria comportava l'esproprio dei beni; spesso inoltre avevano un peso determinante interessi di carattere politico e desideri di vendetta personale.
I metodi dell'Inquisizione sono tristemente famosi: gli inquisiti, in gran parte donne, erano sottoposti a violenze fisiche e psicologiche, e infine condannati al rogo. I resoconti di numerosi processi testimoniano dell'accanimento dei giudici nell'indagare su alcuni punti ritenuti fondamentali: la fisicità dell'esperienza del sabba, l'avvenuta abiura di Cristo, i rapporti sessuali con il diavolo. Le streghe dovevano inoltre presentare, quale loro segno distintivo, una zona del corpo completamente insensibile, la cui ricerca giustificava ogni tortura.
Il documento che meglio rappresenta le teorie elaborate a sostegno della persecuzione è il Malleus malificarum (1486), redatto da due domenicani, nel quale si elencano i malefici e le pratiche perverse delle streghe. Nonostante alcune voci si levassero fin dall'inizio contro queste credenze e paure, tentando di spiegare gli atteggiamenti incriminati delle streghe come stati indotti da allucinogeni o da malattie nervose, solo nel XVIII secolo riuscì a imporsi un punto di vista razionale (illuministico) sull'argomento; risale soltanto alla seconda metà del XX secolo l'inizio di un'analisi scientifica dei documenti che permetta di leggere l'intero fenomeno su basi storiche ed etnologiche.
La simbologia della stregoneria:
Le testimonianze degli accusati, per quanto inquinate dai metodi con cui venivano estorte, gettano luce su alcuni aspetti delle credenze popolari e sulla simbologia dei riti: questi appaiono in gran parte derivati da rituali pagani della civiltà agricolo-pastorale arcaica, incentrati sulla lotta tra forze del bene e forze del male presenti nella natura. Il diavolo ha spesso le sembianze caprine del dio Pan, e a condurre il sabba è spesso una figura femminile, la Signora del Gioco, che ricorda divinità quali Artemide e Iside. L'accoppiamento sessuale fa parte di molti riti propiziatori di fertilità e la metamorfosi animalesca era ritenuta temibile punizione o segno divino presso diverse culture. Su questo intreccio di credenze si innestò la demonologia dotta, sviluppata soprattutto da intellettuali ecclesiastici, dando vita a diverse contaminazioni.
Sulla realtà dei raduni che originarono la credenza nel sabba non si sa molto, ma è probabile che, più che incontri organizzati di movimenti eretici, fossero eventi sporadici forse di significato sociale, presenti in certe culture popolari. Alcune forme cerimoniali analoghe sopravvissero tuttavia fino ai primi decenni del XX secolo e se ne trovano ancora oggi tracce nel folclore e in alcune nicchie di emarginazione culturale.
La divinazione:
Pratica fondata sulla capacità di intuire o di venire a conoscenza di eventi passati, presenti e futuri attraverso il presunto contatto, diretto o indiretto, dell'intelligenza umana con il sovrannaturale. Tra i pagani, gli ebrei e i primi cristiani era strettamente legata alla religione.
Strumento della divinazione è di solito un medium (una persona ritenuta dotata di ricettività paranormale), che nella divinazione diretta ottiene informazioni attraverso il contatto immediato con l'ignoto. Soprattutto presso le popolazioni antiche, e in particolare i babilonesi e i greci, il metodo medianico era posseduto dall'oracolo, che impiegava varie tecniche per stabilire il contatto con la divinità. Alcuni, come quello di Delfi, riportavano, in stato di trance, le comunicazioni provenienti dagli dei; altri praticavano l'oniromanzia (divinazione attraverso i sogni) e la negromanzia (l'arte di evocare rivelazioni delle anime dei morti).
Nella divinazione indiretta, il medium interpreta il comportamento di animali e fenomeni naturali, considerati possibili messaggeri del mondo sovrannaturale. Nell'antica Roma, àuguri, o sacerdoti, compivano la divinazione nel corso di elaborate cerimonie (auguria), leggendo gli auguri, o segni, e utilizzando metodi quali l'aruspicina (l'ispezione delle viscere di animali), l'ornitomanzia (lo studio del comportamento degli uccelli) e l'interpretazione di sogni e visioni. Tra i metodi attualmente più noti di divinazione indiretta vi sono l'osservazione della sfera di cristallo, la bibliomanzia (interpretazione di messaggi celati in alcuni libri, soprattutto la Bibbia), la numerologia (studio dei numeri), la chiromanzia, la cartomanzia e la lettura delle foglie del tè.
In Cina, la divinazione ha seguito un corso diverso. Durante la dinastia Shang, oggetto di interpretazione erano le forme assunte dalle crepe prodotte dall'incisione e dal successivo riscaldamento di scapole di buoi e del fondo di gusci di tartaruga. Si dice che il fondatore della dinastia Zhou abbia codificato l'interpretazione di ciascuna linea e che suo figlio, il duca di Zhou, ne abbia scritto dei commenti. La raccolta delle interpretazioni è nota come Teuan, i commenti come Yao. All'epoca di Confucio, a questi testi ne furono aggiunti altri, denominati Ali. Ne risultò il testo noto come I Ching (Libro dei mutamenti). Le interpretazioni che si trovano negli Ali sono spesso attribuite a letterati della dinastia Han.

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